Direttiva NIS2 e Login: checklist contro attacchi e sanzioni

La direttiva NIS2 segna un cambio di paradigma nel modo in cui le aziende devono approcciare la sicurezza informatica. Non si tratta più di “difendersi dagli hacker” in senso astratto, ma di dimostrare di aver adottato misure tecniche e organizzative adeguate a prevenire minacce informatiche concrete e prevedibili.

Direttiva NIS2: il problema non sono gli hacker, ma gli accessi deboli

Uno degli errori più comuni è pensare che la NIS2 riguardi esclusivamente grandi gruppi, banche o infrastrutture critiche. In realtà, il perimetro è stato ampliato in modo significativo e oggi include qualsiasi organizzazione che fornisca servizi digitali essenziali o importanti, anche come fornitore di terze parti o come parte della supply chain. In questo contesto, il tema dell’autenticazione sicura assume un ruolo centrale. Il pannello di amministrazione rappresenta spesso il punto di controllo più potente dell’intera infrastruttura applicativa: da lì passano configurazioni, utenti, dati personali, integrazioni e processi critici. Proteggere un’area di questo tipo con una semplice password non è più solo una cattiva pratica tecnica, ma una violazione implicita dei principi della direttiva NIS2, che richiede un approccio proattivo alla gestione del rischio. È importante chiarire un punto: la NIS2 non chiede tecnologie “enterprise” costose o soluzioni proprietarie complesse. Chiede coerenza architetturale, consapevolezza delle minacce e capacità di dimostrare che le scelte adottate riducono realmente l’esposizione ai cyber attacchi.

Perché il tuo pannello Admin è il bersaglio n.1 della NIS2

Account privilegiati e rischio sistemico

Nel linguaggio della NIS2, e più in generale delle normative di sicurezza, gli account privilegiati sono considerati asset ad altissimo rischio. Questo perché un singolo accesso amministrativo consente di aggirare quasi tutti i controlli applicativi previsti per gli utenti standard. Dal punto di vista di un attaccante, compromettere un account admin è molto più efficace che sfruttare una vulnerabilità applicativa isolata. Con un accesso privilegiato è possibile:

  • accedere direttamente ai dati personali
  • disabilitare sistemi di sicurezza
  • alterare log e tracciamenti
  • introdurre backdoor persistenti
  • muoversi lateralmente verso altri sistemi

Per questo motivo, i pannelli admin sono spesso il primo obiettivo nei cyber attacchi mirati, soprattutto in contesti B2B e SaaS. La direttiva NIS2 considera questi scenari non come eventi eccezionali, ma come rischi prevedibili. Ed è proprio sulla prevedibilità del rischio che si fonda l’obbligo di adottare misure adeguate.

Perché l’email come autenticazione non basta più

Molte organizzazioni hanno introdotto un secondo fattore di autenticazione basato sull’email, ritenendolo sufficiente per migliorare la sicurezza. Tuttavia, dal punto di vista della autenticazione sicura, questa soluzione presenta limiti strutturali. L’email è storicamente il primo vettore di attacco di phishing. Le campagne di social engineering sono sempre più sofisticate e mirano proprio a ottenere l’accesso alla posta elettronica, che diventa poi la chiave per compromettere altri sistemi. Inoltre, l’email è esposta a:

  • furti di sessione
  • malware lato client
  • intercettazioni su reti non sicure
  • attacchi man in the middle in contesti non correttamente cifrati

Quando il secondo fattore dipende dalla stessa identità digitale già compromessa, l’intero modello di sicurezza collassa. Dal punto di vista della direttiva NIS2, l’email non può più essere considerata un fattore indipendente e affidabile per la protezione degli accessi privilegiati.

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La checklist di conformità per gli accessi (cosa dice la legge)

La NIS2 non fornisce una checklist rigida di strumenti da adottare, ma definisce chiaramente gli obiettivi di sicurezza che devono essere raggiunti. Questo approccio è intenzionale: la responsabilità ricade sull’organizzazione, non sul fornitore tecnologico. Il primo pilastro è l’autenticazione a più fattori. Per gli accessi amministrativi, l’MFA non è più una best practice opzionale, ma una misura necessaria per dimostrare di aver ridotto il rischio di accesso non autorizzato. Il secondo elemento riguarda la protezione dei dati attraverso la crittografia. Questo include sia i dati in transito, per prevenire intercettazioni e attacchi man in the middle, sia i dati a riposo, per ridurre l’impatto di una compromissione. Un terzo aspetto centrale è il logging e audit degli accessi. La capacità di ricostruire chi ha fatto cosa, quando e con quali privilegi non è solo una misura di sicurezza, ma un requisito fondamentale per rispettare gli obblighi di notifica previsti dalla NIS2 in caso di incidente. Infine, la normativa introduce implicitamente il concetto di resilienza operativa. Un sistema di autenticazione non deve dipendere da un singolo canale fragile, come l’SMS o l’email, ma garantire l’accesso anche in scenari degradati, mantenendo al contempo un elevato livello di sicurezza.

Informazioni sensibili: perché la NIS2 guarda oltre il semplice login

Un elemento spesso sottovalutato nell’adeguamento alla direttiva NIS2 è la definizione e la protezione delle informazioni sensibili gestite dai sistemi aziendali. La normativa non si limita a richiedere controlli sugli accessi, ma impone una visione più ampia che coinvolge l’intero ecosistema dei sistemi informatici. I pannelli di amministrazione non governano solo utenti e permessi, ma orchestrano dati sensibili, configurazioni applicative, log di sicurezza e integrazioni con altri ambienti tecnologici. Questo vale tanto per i sistemi operativi server quanto per i servizi distribuiti su infrastrutture di cloud computing, dove una singola credenziale compromessa può esporre risorse multiple e geograficamente distribuite. La NIS2 considera critici anche i punti di accesso indiretti, come i dispositivi mobili utilizzati dagli amministratori per accedere ai sistemi, spesso meno protetti rispetto alle workstation aziendali. Smartphone e laptop diventano così un’estensione del perimetro di sicurezza e, se non adeguatamente gestiti, un vettore privilegiato per le minacce informatiche. In questo scenario, la protezione delle informazioni sensibili non può prescindere da un modello di autenticazione sicura che tenga conto del contesto operativo, del tipo di dispositivo e del livello di privilegio dell’utente. La sicurezza degli accessi non è più confinata al singolo applicativo, ma coinvolge l’intera catena tecnologica su cui si basano i servizi digitali dell’organizzazione.

SMS vs App vs Hardware: cosa e quale scegliere per essere conformi ?

Quando si parla di autenticazione a più fattori, è fondamentale distinguere tra soluzioni formalmente “MFA” e soluzioni realmente efficaci contro le minacce informatiche moderne. L’SMS, pur essendo ancora ampiamente utilizzato, presenta vulnerabilità note a livello di infrastruttura di rete e di gestione dell’identità dell’utente. Attacchi come il SIM swap o l’intercettazione del traffico rendono questa soluzione poco affidabile in contesti regolati. Le app basate su TOTP rappresentano un netto miglioramento. Offrono un secondo fattore indipendente, funzionano offline e riducono sensibilmente l’efficacia degli attacchi di phishing più comuni. Dal punto di vista costi–benefici, sono spesso la scelta più equilibrata per molte aziende. Le soluzioni basate su WebAuthn e chiavi hardware portano il livello di sicurezza a uno standard superiore. Eliminando password e codici temporanei, rendono inefficaci intere classi di attacchi, inclusi phishing e man in the middle. In un’ottica NIS2, non esiste una soluzione unica valida per tutti. L’approccio corretto è valutare il rischio degli account e adottare un modello di autenticazione sicura proporzionato, ma dimostrabile.

Il vantaggio della sovranità dei dati

Un aspetto che emerge sempre più spesso nei progetti di adeguamento alla direttiva NIS2 è la questione della sovranità dei dati. Delegare completamente l’autenticazione a provider cloud esteri può semplificare l’implementazione, ma introduce nuove variabili di rischio: trasferimenti di dati extra-UE, dipendenze contrattuali e minore controllo sugli eventi di sicurezza. Implementare un sistema di autenticazione sicura in-house, o comunque su infrastrutture pienamente controllate, consente una maggiore trasparenza nella gestione dei dati personali e una migliore integrazione con le politiche interne di sicurezza. In contesti regolati, la sovranità del dato non è solo una scelta tecnica, ma una leva strategica di compliance.

La sicurezza è un processo, non un prodotto

La direttiva NIS2 non introduce un semplice obbligo tecnologico, ma richiede un cambio di mentalità. La sicurezza informatica non è qualcosa che si “installa”, ma un processo continuo di valutazione, miglioramento e controllo. Il pannello di amministrazione è uno dei primi elementi analizzati in caso di incidente o audit, perché rappresenta il punto di massima concentrazione di rischio. Rafforzare l’autenticazione sicura significa ridurre drasticamente l’impatto di cyber attacchi, proteggere i dati personali e dimostrare diligenza normativa. Oltre agli obblighi della direttiva NIS2, è fondamentale considerare anche gli standard OWASP ASVS nella progettazione dei sistemi di autenticazione, includendo la gestione sicura degli account privilegiati, i flussi di autenticazione e lo schema del database. Questo approccio garantisce che le misure di sicurezza siano coerenti, tracciabili e conformi alle best practice riconosciute a livello internazionale, rafforzando la protezione dei dati e la resilienza dei sistemi informatici. Se invece il tuo obiettivo è valutare il livello di esposizione reale della tua infrastruttura o progettare un’architettura di accesso coerente con la direttiva NIS2, una consulenza tecnica mirata rappresenta spesso l’investimento più efficace per ridurre rischi futuri e responsabilità dirette.

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